Nettuno e Anfitrite

Questo mito ha radici nell'Egeo pre-ellenico. e dovrebbe essere citato come il mito di Poseidon e Amphitrite. La loro storia inizia quando, una volta celebrata la vittoria degli dei olimpici sui Titani, i tre fratelli Zeus, Poseidone ed Ade dopo essere spartiti i regni, si scelsero una sposa che fosse degna di loro. La scelta di Poseidone, a cui era capitato in sorte il regno sulle acque, cadde su una Nereide, Teti creatura marina figlia di Nereo il saggio vecchio del mare e della oceanina Doride, ma quando venne a conoscenza dell'oracolo secondo cui il figlio di lei sarebbe diventato più importante del padre, il dio del mare cambiò idea. Comunque Nereo e Doride avevano altre figlie ed erano tutte bellissime e tra loro spiccava Amphitrite per la pelle ambrata e i lunghi capelli corvini; quando Poseidone chiese ad Amphitrite di diventare la regina del mare, lei non volle saperne preferiva rimanere libera.

Nereide in corteo, Ara di Domizio Aenobarbo I secolo a.C. - Gliptoteca di Monaco di Baviera D

Nereide in corteo, Ara di Domizio Aenobarbo I secolo a.C. - Gliptoteca di Monaco di Baviera D

Quello che nel mito appare come il rifiuto di una fanciulla capricciosa rappresenta in realtà il diniego delle sacerdotesse dell'arcaica Dea del Mare, venerata dai Dori, a sottostare alle imposizioni dei sacerdoti maschi dei popoli invasori elleni che avevano un culto tutto al maschile, quello di Poseidone.
Il mito racconta che Poseidone non accettava di essere respinto e ripetutamente avanzava la sua richiesta; per sfuggire l'insistenza del re del mare, Amphitrite fuggì. Avvolta tra le onde del mare notturno si diresse verso nord, lontana dalla Macedonia, dalla Tracia dalle terre mediterranee per giungere infine nella terra degli Iperborei e lì si mise sotto la protezione di Atlante, il titano che con le sue spalle regge la volta celeste. Cosa accadde poi lo ha raccontato Eratostene, che oltre ad occuparsi della Biblioteca di Alessandria dedicava il suo tempo allo studio della matematica e della mitologia; nel suo racconto cita "molti spioni" che Poseidone inviò per mare alla ricerca della nereide, tra questi Delfino, creatura intelligente che seppe trovarla ed anche parlarle della vita che l'aspettava come regina del mare e di come il dio si era invaghto di lei. Le parole di Delfino seppero convincere Anfitrite che si lasciò accompagnare dal suo futuro sposo.
Il palazzo di Poseidone si trovava al largo di Egea sul fondale del golfo che separa l'isola di Eubea dalla penisola greca, ma non era immerso nelle acque più profonde così che i raggi del sole appena passata la linea dell'orizzonte riuscivano a penetrare l'acqua ed illuminavano i muri di madreperla che rimandavano la luce al meraviglioso mondo multicolore marino. Homeros racconta che li vi erano anche le stalle per i suoi cavalli bianchi con zoccoli di bronzo e criniere d'oro ed il cocchio con cui egli correva sulla cresta delle onde per calmare le tempeste.
Quando Delphino giunse con Anphitrite subito si preparano le nozze e per ringraziare il suo fedele servitore Poseidone lo volle rappresentare tra le stelle del cielo; la costellazione del Delphino che si vede nell'emisfero settentrionale ed è una delle costellazioni già note agli antichi. Il ruolo riconosciuto a Delphino nel mito riflette la grande importanza che gli Elleni davano a questo animale che i marinai consideravano quasi un compagno dei loro viaggi, non è un caso che nel mito di Apollo Delphico il dio quando deve portare i sacerdoti cretesi nel sito dell'oracolo lo fa via mare trasformandosi in un delfino.
L'arrivo di Anfitrite nel suo regno affollato da tante creature come tritoni, ippocampi, nereidi e sirene indusse Poseidone a creare un "nido d'amore" per lui e la sua sposa ed allora separò un lembo di terra da Corcira, isola dove aveva vissuto un grande amore con la ninfa eponima, creando l'isola di Paxos.
Anfitrite non era stata la sola divinità recalcitrante ad ogni legame amoroso e se lei non avrebbe voluto sposare Poseidone anche Hera e poi Kore-Persefone non volevano essesre le spose di Zeus ed Ade; in questo malcelata insofferenza della dea verso il suo sposo, si cela la rappresentazione della realtà storica dell'avvicendamento della supremazia dei sacerdoti maschi nel controllo dell'industria della pesca che durante la civiltà matriarcale era monopolio delle sacerdotesse della dea Luna nel suo aspetto di Signora del mare.

Nettuno e Anfitrite, particolare del mosaico del III se.. d.C.proveniente da Costantinopoli  Museo del Louvre, Parigi F

Nettuno e Anfitrite, particolare del mosaico del III se.. d.C.proveniente da Costantinopoli Museo del Louvre, Parigi F

Al contrario di quanto accadeva tra Zeus ed Hera, l'unione di Poseidone ed Anfitrite non venne mai turbata da litigi tra loro anche perché lei non era gelosa del re del mare e tollerava le sue molte amanti ed avventure.
I mitografi latini Servio e Tzestzes raccontano invece che si dimostrò vendicativa solo verso Scilla che trasformò in un mostro con l'aiuto di Circe. La vendetta di Anfitrite su Scylla non era per gelosia ma per l'offesa che la ninfa impudente ( o sua madre) avevano fatto alla sua bellezza; Anfitrite nella fonte dove la giovane era solita fare il bagno fece crescere erbe magiche che la trasformarono in un mostro con sei teste e dodici zampe.
Nella Theogonia di Esiodo Poseidone, e Anphitrite ebbero quattro figli di cui il più famoso è sicuramente Tritone:

Ed Anfitrite e l’Enosigèo che profondo rimbomba,
diedero a luce Tritone, gigante possente, che presso
la madre e il padre re degli abissi del mare soggiorna,
entro una casa d’oro fulgente, terribile Nume.

Il dio aveva una figura ibrida, con la parte superiore di forma umana e quella inferiore di pesce. C'era poi Rodo, bellissima di cui s'invaghì addirittura Helios che ne fece la sua compagna e la portò sull'isola di cui la ninfa divenne eponima, Rodi. Altra figlia fu Cimopolea, dea delle tempeste marine; il padre volle darla in sposa al gigante centimano Briareo per ringraziarlo della fedeltà mostrata durante la guerra degli olimpi contro i giganti; Briareo per omaggiare Cimopolea era solito agitare fortemente le acque del mare con tutte le sue braccia. Ed infine c'era Bentesicima la dea delle onde, a lei il padre Poseidone affidò il piccolo Eumolpo nato da una delle sue amanti, che sposando una figlia di Bentesicima diede inizio alla dinastia degli Eumolpidi, la dinastia sacerdotale cui appartenevano gli ierofanti che celebravano i Misteri di Eleusi.

Nettuno e Anfitrite, mosaico dalla Domus di Nettuno e Anfitrite ad Ercolano

Nettuno e Anfitrite, mosaico dalla Domus di Nettuno e Anfitrite ad Ercolano

Dopo l'unione tra il dio del mare e la nereide Poseidone spesso tradì Anfitrite che al contrario fu una mooglie fedele ma quando scopriva le avventure del suo sposo si scatenava la sua rabbia che puntualmente sfogava sulle incaute amanti. (segue)

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